La più ampia analisi combinata mai condotta finora sui genomi e sui fossili dei pipistrelli giunge alla conclusione che questi animali si siano molto probabilmente originati in Europa circa 65 milioni di anni fa e che l’ecolocalizzazione e il volo si siano sviluppati già nelle prime fasi della loro evoluzione. I risultati gettano le basi per lo studio della straordinaria longevità e resistenza alle malattie dei pipistrelli.
Con oltre 1.500 specie diffuse in tutto il mondo, i pipistrelli rappresentano un quinto di tutti i mammiferi viventi. (Immagine simbolica)
I pipistrelli sono tra i mammiferi più straordinari del pianeta: sono gli unici mammiferi in grado di volare attivamente e si orientano e cacciano nell’oscurità totale avvalendosi esclusivamente dell’ecolocalizzazione. Inoltre, molte specie di pipistrelli mostrano una notevole resistenza alle malattie e raggiungono un’età eccezionalmente avanzata rispetto alle loro dimensioni. Con oltre 1.500 specie diffuse in tutto il mondo, i pipistrelli rappresentano un quinto di tutti i mammiferi viventi e svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento di ecosistemi sani, impollinando le piante, disseminando i semi e consumando grandi quantità di parassiti.
Eppure, nonostante la loro straordinaria biologia e la loro importanza ecologica, per decenni i ricercatori si sono interrogati su diverse questioni relative alla loro evoluzione: da dove provengono i pipistrelli? Qual è il rapporto di parentela tra le diverse famiglie di pipistrelli? Quando sono comparse la capacità di volare e l’ecolocalizzazione? E come hanno sviluppato i pipistrelli le caratteristiche insolite che li distinguono dagli altri mammiferi?
Si ritiene che i pipistrelli siano originari dell'Europa
Ora uno studio fornisce risposte ad alcune di queste domande rimaste a lungo in sospeso e apre la strada all’approfondimento delle questioni ancora irrisolte. Un team internazionale composto da 137 ricercatori provenienti da 64 paesi, con la partecipazione dell’Università di Ulm, ha analizzato campioni genomici e fossili utilizzando metodi innovativi e ha rivisto l’albero evolutivo dei pipistrelli. I ricercatori hanno dimostrato che i pipistrelli – e quindi il volo nei mammiferi – si sono molto probabilmente sviluppati in Europa circa 65 milioni di anni fa. I risultati confutano le ipotesi precedenti, che ipotizzavano un’origine asiatica, africana o nordamericana.
«L’approccio che abbiamo utilizzato per modellare congiuntamente l’evoluzione delle specie fossili e di quelle viventi è in grado di fare ciò che altri metodi non riescono a fare: identificare il gruppo più antico di pipistrelli fossili tenendo conto dei dati genomici e scoprire quando e dove si sono evoluti i pipistrelli», afferma la professoressa Liliana M. Dávalos della Stony Brook University (New York, USA), autrice principale dello studio.
La più grande raccolta di genomi di pipistrelli di alta qualità mai realizzata finora
I ricercatori dell'Università di Ulm hanno sequenziato i genomi di quattro specie di pipistrelli dal naso tondo
(Bild: Prof. Marco Tschapka/Università di Ulm)
Il team, che ha collaborato nell’ambito del consorzio Bat1K, ha messo insieme la più vasta raccolta mai realizzata di genomi di pipistrelli di alta qualità, che comprende 103 specie e rappresenta ciascuna delle 21 famiglie di pipistrelli attualmente riconosciute: dai minuscoli pipistrelli-bombi della Thailandia e del Myanmar, considerati i mammiferi più piccoli del mondo, fino ai pipistrelli con ventose del Madagascar, che si aggrappano alle foglie lisce grazie alle loro ventose. Per la creazione del set di dati sono stati necessari campioni raccolti nel corso di decenni in tutto il mondo. «Abbiamo combinato tecniche di sequenziamento del DNA all’avanguardia e metodi computerizzati per generare e confrontare questi genomi e identificare i geni in essi contenuti», afferma il professor Michael Hiller dell’Istituto di ricerca Senckenberg di Francoforte, autore principale. Questi dati sono stati combinati con quelli relativi a 44 pipistrelli fossili provenienti da tutto il mondo per ricostruirne la storia evolutiva.
Riorganizzazione dell'albero filogenetico dei pipistrelli
Il dott. Dominik Melville (a sinistra) e la dott.ssa Magdalena Meyer durante la ricerca sul campo
(Bild: Prof. Marco Tschapka/Università di Ulm)
Il dottorando Bismark Opoku esamina un pipistrello in una grotta
(Bild: Prof. Marco Tschapka/Università di Ulm)
Sotto la guida della professoressa Simone Sommer dell’Istituto di Ecologia Evolutiva e Genomica per la Conservazione della Natura dell’Università di Ulm, la dott.ssa Magdalena Meyer e il dott. Dominik Melville hanno sequenziato i genomi di quattro specie di pipistrelli dal naso tondo. Il dottorando Bismark Opoku ha raccolto i campioni corrispondenti in grotte del Ghana ricche di specie di pipistrelli. Tre di queste specie sono note come ospiti dei coronavirus; l’ecologia della quarta specie (Hipposideros jonesi) è attualmente oggetto di studio da parte di Bismark Opoku. I ricercatori responsabili del consorzio Bat1K hanno poi integrato i dati di sequenziamento per ricartografare la filogenesi dei pipistrelli. «I nuovi genomi dei pipistrelli rappresentano una pietra miliare per interessanti lavori di ricerca che rivoluzioneranno la nostra comprensione dell’immunologia, dell’adattamento e dell’evoluzione», ha affermato la dott.ssa Magdalena Meyer.
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La risorsa genomica creata per questo studio offre per la prima volta ai ricercatori un solido quadro evolutivo per l'analisi genetica. Questo lavoro potrebbe, in ultima analisi, arricchire anche la ricerca sull'uomo nei settori dell'invecchiamento, dell'immunità e della resistenza alle malattie.
Publikationshinweis: Morales, A.E., Liang, Y., Thomas, W.R. et al. Reference genomes and fossils revise bat family phylogeny and biogeography. Nature 658, 141–152 (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-026-11007-3