Sviluppate nanoparticelle polimeriche fotoattivabili
Rame e luce contro il cancro resistente alle terapie

Un articolo a cura di Igor V. Esarev e Johannes Karges, Dipartimento di Biofisica, Facoltà di Medicina, Università della Ruhr di Bochum e Centro di Diagnostica Proteica (PRODI), Università della Ruhr di Bochum | Tradotto dall’IA 6 min Temps de lecture

I principi attivi a base di rame sono considerati un approccio promettente per il trattamento dei tumori resistenti alla terapia. I ricercatori dell’Università della Ruhr di Bochum hanno sviluppato nanoparticelle polimeriche attivabili dalla luce che rilasciano in modo mirato complessi di rame nelle cellule tumorali, innescando lì una nuova forma di morte cellulare programmata denominata «cuproptosi».

Fig. 1: Le nanoparticelle fotoattivabili di nuova concezione hanno dimostrato, in studi biologici, una forte attività contro diverse linee cellulari tumorali. (Immagine simbolica)(Immagine: © David A Litman - stock.adobe.com)
Fig. 1: Le nanoparticelle fotoattivabili di nuova concezione hanno dimostrato, in studi biologici, una forte attività contro diverse linee cellulari tumorali. (Immagine simbolica)
(Immagine: © David A Litman - stock.adobe.com)

Nonostante i notevoli progressi compiuti nella medicina oncologica, le neoplasie continuano a figurare tra le cause di morte più frequenti a livello mondiale. I farmaci chemioterapici classici, come il cisplatino, intervengono solitamente nei processi centrali della divisione cellulare o inducono determinati tipi di morte cellulare, come l’apoptosi. Tuttavia, nel corso del trattamento molte cellule tumorali sviluppano complessi meccanismi di resistenza. Tra questi figurano, tra l’altro, una ridotta assorbimento del principio attivo, processi di riparazione del DNA potenziati, una maggiore attività dei trasportatori di efflusso o alterazioni nelle vie di segnalazione della morte cellulare programmata. I cosiddetti tumori multiresistenti sono particolarmente problematici. Essi mostrano resistenza non solo nei confronti di un singolo farmaco, ma contemporaneamente anche nei confronti di più principi attivi strutturalmente diversi. Nella pratica clinica ciò porta spesso al fallimento terapeutico e a possibilità di trattamento limitate. In questo contesto, le forme alternative di morte cellulare programmata stanno acquisendo sempre maggiore importanza.