Studio: il consumo di arachidi influisce sul profilo lipidico nel sangueUn peso corporeo più sano e meno casi di diabete di tipo 2 grazie alle arachidi?
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Comunicato stampa dell’Istituto tedesco per la ricerca alimentare di Potsdam-Rehbrücke (DIfE) | Tradotto dall’IA
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Gli acidi grassi contenuti nelle arachidi, con la loro composizione unica, sono ben più che semplici fonti di energia. I ricercatori hanno identificato per la prima volta una “impronta molecolare” delle arachidi consumate nel profilo lipidico umano. I risultati dimostrano che il consumo di arachidi può influenzare in modo dimostrabile la composizione dei lipidi nel sangue e che il profilo lipidico modificato è associato a un rischio ridotto di diabete di tipo 2.
Le arachidi sono tra i pochi alimenti ricchi dei cosiddetti VLCSFA (acidi grassi saturi a catena molto lunga) e, insieme al loro elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi, presentano un profilo di acidi grassi unico e inconfondibile.
Le abitudini alimentari scorrette contribuiscono in modo determinante all’aumento a livello mondiale dell’obesità, delle malattie cardiovascolari (MCV) e del diabete di tipo 2 (T2D). La qualità dei grassi alimentari svolge un ruolo fondamentale per la salute metabolica. La riduzione degli acidi grassi saturi o la loro sostituzione con acidi grassi insaturi può infatti migliorare i livelli di lipidi nel sangue e ridurre l’infiammazione, diminuendo così il rischio di malattie. Mentre i profili lipidici tradizionali si concentrano su marcatori chiave come il colesterolo, la lipidomica avanzata offre una panoramica completa di tutti i grassi circolanti nel sangue (lipidoma) e rivela alterazioni specifiche nelle classi lipidiche.
Le arachidi hanno un profilo di acidi grassi eccezionale
Il gruppo degli acidi grassi saturi è molto eterogeneo. Ne fanno parte, tra gli altri, gli acidi grassi saturi a catena molto lunga, composti da oltre 20 atomi di carbonio, i cosiddetti VLCSFA (Very Long Chain Saturated Fatty Acids). Rispetto agli acidi grassi saturi a catena più corta, questi innescano reazioni metaboliche diverse nell’organismo. Le arachidi – che dal punto di vista botanico appartengono alla famiglia delle leguminose – sono tra i pochi alimenti ricchi di VLCSFA e, insieme al loro elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi, presentano un profilo di acidi grassi unico e inconfondibile.
I risultati finora emersi da studi prospettici di coorte indicano che un maggiore consumo di arachidi riduce l’incidenza delle malattie cardiovascolari e il rischio di mortalità. Tuttavia, i meccanismi alla base di questo fenomeno non sono stati ancora studiati a sufficienza. In particolare, non è ancora chiaro in che modo la variazione del lipidoma indotta dalle arachidi influisca sui processi cardiometabolici e se tali variazioni offrano una protezione significativa dalle malattie croniche.
Un approccio di ricerca integrativo garantisce precisione e significatività
In collaborazione con i ricercatori dell’Università di Barcellona, la dott.ssa Inés Domínguez-López e il prof. Matthias Schulze dell’Istituto tedesco per la ricerca nutrizionale di Potsdam-Rehbrücke (DIfE) hanno studiato in che modo il consumo di arachidi influisca sul profilo lipidico circolante nel sangue e come tali variazioni influenzino il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 (T2D) e l’ipertensione arteriosa (HKE) in funzione dell’indice di massa corporea (BMI).
Rappresentazione schematica dello studio
(Bild: DIfE)
A tal fine hanno combinato dati provenienti da due fonti diverse. Innanzitutto hanno utilizzato i dati dello studio clinico di intervento ARISTOTLE, in cui 63 adulti sani di età compresa tra i 18 e i 33 anni hanno consumato quotidianamente per sei mesi 25 grammi di arachidi tostate con il guscio, 32 grammi di burro di arachidi oppure 32 grammi di un burro di controllo a base di olio di arachidi. In questo modo, il team ha potuto osservare come variavano i livelli di lipidi nel sangue in risposta al consumo di arachidi.
Lo studio ARISTOTLE
Lo studio ARISTOTLE è uno studio randomizzato controllato condotto presso l’Università di Barcellona. Nell’ambito di questo studio, 63 adulti sani di età compresa tra i 18 e i 33 anni hanno assunto, per un periodo di sei mesi, in aggiunta alla loro dieta abituale, arachidi tostate con il guscio, burro di arachidi o un burro di controllo a base di olio di arachidi. All’inizio dello studio e dopo sei mesi sono stati raccolti campioni di sangue a digiuno e dati relativi a fattori sociodemografici e allo stile di vita.
Successivamente, hanno combinato questi risultati con quelli della coorte EPIC-Potsdam, uno studio a lungo termine su larga scala che ha coinvolto oltre 27.000 persone. A tal fine sono stati utilizzati campioni e dati relativi a 774 nuovi casi di diabete di tipo 2 (T2D) e 545 nuovi casi di malattie cardiovascolari (HKE).
Lo studio EPIC-Potsdam
Lo studio EPIC-Potsdam fa parte dell’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC). Tra il 1994 e il 1998 sono stati arruolati nella coorte 27.548 uomini e donne di età compresa tra i 35 e i 65 anni, provenienti dalla popolazione di Potsdam. Oltre ai dati relativi all’alimentazione e allo stile di vita, sono stati raccolti tra l’altro campioni di sangue e misurazioni antropometriche. I partecipanti sono stati successivamente seguiti regolarmente.
Il consumo di arachidi lascia un’impronta molecolare nel lipidoma
L'analisi dei lipidi nel sangue dopo l'intervento dietetico mediante spettrometria di massa ad alta risoluzione (“Deep Lipidomics”) ha evidenziato 51 profili di acidi grassi all'interno delle singole classi lipidiche. Da ciò i ricercatori hanno potuto ricavare una sorta di impronta biologica specifica nel profilo lipidico, la cosiddetta «Peanut Lipidomic Signature» (PeLS). La PeLS era caratterizzata da un aumento significativo dei VLCSFA, in particolare di C24:0 e C22:0. «Non si tratta semplicemente di un aumento dei valori dei lipidi, ma di una complessa alterazione del lipidoma», spiega la prima autrice, la dott.ssa Inés Domínguez-López. I VLCSFA vengono incorporati principalmente in determinate classi di lipidi come i ceramidi – un processo controllato dall’attività coordinata di enzimi specifici che allungano le catene degli acidi grassi.
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Grazie alla caratterizzazione del PeLS, abbiamo individuato un potenziale marcatore biologico che mette in relazione la qualità dei grassi alimentari con i parametri metabolici.
Prof. Matthias Schulze, Deutschen Institut für Ernährungsforschung Potsdam-Rehbrücke (DIfE)
Il ruolo dell'IMC
Per determinare se le variazioni lipidiche osservate fossero correlate all’insorgenza del diabete di tipo 2 (T2D) e dell’ipertensione arteriosa (HKE), il team di ricercatori ha utilizzato campioni e dati provenienti dallo studio EPIC-Potsdam. Hanno così constatato che il PeLS era associato a un minor rischio di T2D, ma non di HKE. I ricercatori del DIfE hanno scoperto che questa riduzione del rischio di T2D è in gran parte determinata dal BMI . Domínguez-López sottolinea: «Ciò suggerisce che gli effetti metabolici positivi dei grassi contenuti nelle arachidi potrebbero contribuire a un peso corporeo più sano o stabilizzare i processi metabolici legati all’obesità».
Che cos'è la lipidomica?
La lipidomica (in inglese: lipidomics) è una branca della metabolomica. Serve a caratterizzare in modo completo tutti i lipidi e i loro prodotti metabolici all’interno di un organismo. Nelle moderne analisi lipidomiche si combinano metodi cromatografici e spettroscopici per poter distinguere anche lipidi molto simili tra loro.
Le arachidi come parte integrante di un’alimentazione sana
I risultati dello studio sostengono una strategia alimentare pratica e facilmente applicabile, poiché, a differenza di molti costosi “superfood”, le arachidi sono un alimento molto diffuso e accessibile. L’identificazione del profilo lipidico specifico suggerisce che le arachidi, se inserite in una dieta equilibrata, possano rappresentare una strategia efficace per la prevenzione del diabete di tipo 2 e per il miglioramento della salute metabolica.