Un nuovo studio affina le tecniche di analisi delle microplastiche nei campioni di acque reflue e di acque superficiali
Microplastica: quanti campioni sono sufficienti?

Un articolo a cura di Dott. Michael Toni Sturm, Erika Myers e Dott.ssa Katrin Schuhen, Wasser 3,0 gGmbH | Tradotto dall'IA 9 min Temps de lecture

Finora, la rilevazione affidabile delle microplastiche si è spesso arenata già nella fase di campionamento. Un nuovo studio mette a confronto campioni puntuali (0,5 L) con la filtrazione su larga scala (100 L) su quattro tipi di acque e dimostra che: utilizzando il metodo corretto, il numero di campioni necessari per ottenere risultati attendibili scende da 51 a 21. Questi risultati forniscono linee guida concrete per laboratori, gestori e autorità ambientali.

Fig. 1: Per la regolamentazione e la valutazione dei rischi legati alle microplastiche sono necessari dati affidabili, e questi iniziano già dalla fase di campionamento. (Immagine simbolica)(Immagine: © Microgen - stock.adobe.com)
Fig. 1: Per la regolamentazione e la valutazione dei rischi legati alle microplastiche sono necessari dati affidabili, e questi iniziano già dalla fase di campionamento. (Immagine simbolica)
(Immagine: © Microgen - stock.adobe.com)

Le microplastiche (MP) sono onnipresenti nelle acque interne e marine e sono considerate sostanze persistenti, ecologicamente rilevanti e sempre più preoccupanti per la salute [1, 2]. Con l’entrata in vigore della direttiva UE riveduta sulle acque reflue urbane (UE) 2024/3019, per la prima volta diventa obbligatorio un monitoraggio sistematico delle microplastiche negli scarichi degli impianti di depurazione [3]. I requisiti per farlo sono tuttavia metodologicamente complessi: le particelle di microplastica sono distribuite in modo eterogeneo, variano per tipo di polimero, dimensione, densità e forma e, in molti studi, vengono rilevate con protocolli molto diversi tra loro [4, 5]. Ne conseguono serie di dati difficilmente comparabili e notevoli incertezze nelle valutazioni dei rischi.